Vincenzo Noto

 

 

RIABILITAZIONE DELLA POLITICA

 DA “AFFARE PRIVATO” a “BENE COMUNE”

 

 

Monreale 7 maggio

Corso di Formazione Politica

Organizzato da Caritas Diocesana

 

 

 

1) Termine: Riabilitazione. Una cosa che funzionava, non ha più funzionato, e ora ricomincia a funzionare.

 

 

2) Nel nostro caso si tratta soltanto di un Auspicio perché il mondo della politica e l’approccio culturale di quanti ne parlano sembra orientato non verso una riabilitazione del termine e di tutto ciò che esso rappresenta ma in direzione opposta, verso un’ ulteriore degenerazione di ciò che è politica e conseguentemente verso un ulteriore allontanamento di quanti potrebbero avere un certo interesse ad entrare nel complesso mondo della politica.

 

 

3) L’incontro di questa sera si svolge all’interno di un corso promosso da Caritas diocesana, convinta, come lo è il Magistero sociale della Chiesa, dalla Rerum Novarum di Leone XIII alla Caritas in veritate di Benedetto XVI che la politica non è una realtà da cui stare il più lontano possibile, ma uno strumento per la creazione di una società più giusta, migliore, nella quale l’uomo possa realizzare pienamente la sua vocazione antropologica che per il cristiano è, innanzitutto, vocazione al servizio: ci si realizza lavorando per gli altri, si diventa più uomini facendo ciò che la natura ha immesso nel nostro Dna come esigenza di dare e darsi. Altro che fare politica per se, per la propria famiglia, per il proprio gruppo di appartenenza.

 

 

4) Tutte queste dimensioni della politica che ce ne rivelano la complessità saranno trattati dagli illustri relatori che animeranno questo corso: dal professor Piraino che si occuperà della Politica come servizio a don Gianni Notari che delineerà il ruolo dei Cristiani nella politica con carità.

 

 

5) Il nostro approccio al tema non può non essere di natura etica.

    Non nel senso che faremo del moralismo giudicando tutto   negativamente, ma col rischio di lasciare sempre le cose precipitare sempre più in basso, ma nel senso che valutiamo la realtà per quanto complessa essa sia, alla luce di alcuni principi morali che per noi cristiani sono radicati nel Vangelo e nell’insegnamento sociale della Chiesa. La domanda sul senso etico della  attività politica non va al cuore dei problemi di adeguatezza delle strutture sociali e istituzionali, di legislazione e di governo che chiedono l’impegno e la collaborazione di specifiche competenze. Ma precede questi stessi problemi perché  compete a tutti: come essere presenti.

     Soprattutto in situazioni di forti contrasti, in situazioni di crisi, appare particolarmente importante la consapevolezza di quanto il modo della presenza sia pertinente alla ricerca delle soluzioni: non perché il modo della presenza possa sostituire le competenze necessarie, ma perché esso costruisce il rapporto reciproco di coloro che fanno la convivenza civile, riguarda la loro umanità, qualifica ed orienta la strutturazione delle relazioni e la vita in relazioni strutturate.

      Rispetto alla attività politica in senso specifico, l’istanza etica non è solo il richiamo alla correttezza di comportamenti rispettosi della legalità e ispirati dalla lealtà verso le istituzioni.

    Questo, che pure è fondamentale e forse già sarebbe molto per una prassi politica costruttiva, rappresenta ancora solo il minimo. L’esigenza positiva che deve animare il vivere politico in generale e l’attività  politica specifica, è quella della ricerca del bene comune perché bene, senza seconde finalità, e dunque senza privilegiare se stessi o il proprio gruppo di appartenenza, senza condizionare il proprio impegno a qualche utilità.

 Immettere nella politica un’anima di moralità significa far maturare in essa la dimensione della gratuità. E’ questione di coscienza etica, di consapevole e libera responsabilità nella ricerca del bene oggettivo, secondo la misura del concretamente possibile.

 

 

 

DOBBIAMO CONVINCERCI CHE SENZA COMPETENZE PROFESSIONALI NON SI PUO’ FARE BUONA POLITICA. MA SENZA ETICA SI FA CATTIVA POLITICA

 

 

 

 

 

 

 

6) Dobbiamo fare una chiarificazione terminologica del titolo della nostra chiacchierata. AFFARE PRIVATO E BENE COMUNE.

    Chiarendo subito che la politica non si fa soltanto a livello di istituzioni politiche ma in molti altri contesti nei quali ciascuno di noi si relaziona con gli altri. E’ ovvio che il nostro corso riguarda la politica nel senso tradizionale del termine, per intenderci a livello di rappresentanza istituzionale.

    Ma non prendiamo sottogamba il fatto che possiamo essere ottimi politici al di fuori delle istituzioni ma immersi nella vita sociale. I termini azione sociale ed azione politica in questo caso sono intercambiabili.

 

 

 

7) Già la  parola “Affare” riferita alla politica suona alquanto negativamente. Detto, per esempio,  di un uomo di affari che ricava notevoli vantaggi dal suo impegno lavorativo  significa  una cosa positiva. Riferita ad una donna di “male affare” ( anche quando le cose le vanno economicamente bene) risulta detto in termini negativi.

  Se diciamo si tratta di un “affare politico” non c’è nulla di negativo in quanto si usa un termine per dire “questione politica” e come tale la si inquadra in una certa logica. Se diciamo fa politica per gli affari suoi o in politica fa gli affari suoi già diamo un concetto negativo in quanto pensiamo che quel soggetto ha ridotto una realtà che consideravamo positiva, la politica, a qualcosa di strumentale per ottenere vantaggi personali.

 

 

8) Guardiamo per un momento non a quelli che fanno politica ma a quanti, dall’esterno, osservano chi la fa. Per questi dire “Politica, affare privato” è come dire che chi è impegnato nel mondo della politica pensa sempre e solo agli affari propri. E nessuno può togliergli dalla testa che tutti coloro che a livello di quartiere, Comune, Provincia, Regione, Parlamento nazionale ed europeo  sono impegnati nelle strutture politico partitiche o istituzionali pensano sempre e solo a curare i propri interessi, gli affari degli amici o al più di quanti gli hanno espresso un consenso elettorale organizzato.

 

 

 

 

 

 

 

 

      In questa direzione, purtroppo, il discorso, e il conseguente atteggiamento ( si pensi al fenomeno dell’astensionismo che sta raggiungendo livelli che dovrebbero preoccupare non poco i responsabili della cosa pubblica) della gente comune raggiunge livelli più bassi fino a considerare la politica una cosa sporca da evitare assolutamente.

 Anche se tra quanti dicono che la  politica è una cosa da evitare ci sono non pochi che guardano con invidia a chi la fa (sempre nell’ottica di curare i propri interessi), e sperano sempre che qualcuno li metta in una qualsiasi lista di consultazioni elettorali per raggiungere “il potere”, che farà pure schifo, ma chissà perché ha sempre un suo fascino al quale si sacrificano spesso tante cose e tanti valori.

 

 

 

9) La Dottrina sociale della Chiesa e, quindi, il magistero della Chiesa, guarda alla Politica in funzione del bene comune. Che è un concetto chiarissimo ma inafferrabile. I confini di questo concetto sono indefinibili. Col rischio che tutti pensiamo di agire per il bene comune e tutti ne diamo una interpretazione personalissima. Qualche volta il bene comune viene anche invocato da chi in politica fa solo gli interessi di parte e li giustifica con parole etiche che suonano offesa per chi realmente ne coglie il significato. Quante cose si fanno per il popolo e con il consenso del popolo e il popolo non ne sa nulla o ne farebbe volentieri a meno?

      Noi consideriamo il bene comune come tensione alla comunione, alla condivisione della vita in ciò che occorre per vivere. Così inteso esso propone l’utopia in base alla quale comprendere il senso umano e il valore umano delle pur limitate realizzazioni di bene comune che si possono attuare ai vari livelli del vivere sociale.

    Qualche volta si rischia di considerare il bene comune come la sommatoria di tutti i beni individuali per cui si pensa che lavorando ciascuno per il proprio bene ( troppo spesso in un clima di lotta e di homo homini lupus) alla fine  si realizza il bene di tutti. Ma non è così. Il bene comune trascende i beni individuali e consente a tutti di poterlo considerare come il proprio bene.

10) Potremmo aprire un’altra pagina complessa su ciò che si intende per bene. Occorre avere un quadro di riferimento etico comune per dire che cosa è bene e che cosa non lo è per la collettività. Definire il  bene nell’ottica personale è forse più facile e il soggettivismo etico impera sovrano ovunque.

 

 

 

 

 

       Il ladro riterrà certamente un bene per lui rubare anche a chi con fatica e sacrifici ha costruito un certo benessere. Chi viene derubato non lo riterrà certamente un bene e si appellerà a norme oggettive che lo identificano come reato. E’ chiaro che dietro questa valutazione del ladro e di chi viene derubato c’è una diversa concezione etica e un diverso concetto della persona umana e delle sue relazioni sociali. Il concetto di bene comune è strettamente collegato alla nostra visione antropologica. Ed è così anche per l’insegnamento sociale della Chiesa che possiede, frutto della Rivelazione, una visione dell’uomo.

 Tra chi crede in Dio  e chi non crede cambia certamente la concezione dell’uomo. E quindi anche di che cosa è bene per il singolo e per la società, anche se poi oggettivamente possono  accettare una certa visione della società che li porta a darsi istituzioni condivise. Le moderne costituzioni non sono legate alla fede dei legislatori, ma la fede può dare un suo contributo come può darlo anche il legislatore ateo mosso da valori comunemente accettati.

    Un elemento da non sottovalutare in questo nostro corso è la distinzione tra Chiesa e Cattolici in relazione alla politica.  La Chiesa non fa certamente politica nel senso che non opera scelte tecniche (un pensiero questo chiarissimo in tutti i documenti del Magistero sociale, ad esempio Sollecitudo Rei Socialis n. 41 e Populorum Progressio, n. 13) e, quindi,  limita la sua azione soltanto alla attività religiosa nel senso più vasto del termine. Sostenendo l’uomo nella sua crescita interiore la Chiesa è prima della politica ed oltre la politica, anche se non è necessariamente altro dalla politica, nel senso che il cristiano che fa politica la fa portando con se tutti i valori della chiesa e li sparge ovunque nel suo operare rendendo oggettivamente presente la Chiesa.

    Quando diciamo che la Chiesa è oltre la politica non intendiamo dire che il mondo della politica le è indifferente, ma soltanto che essa opera in una prospettiva di tempi ultimi, di regno di Dio, in una dimensione escatologica mentre chi fa politica opera nell’oggi e in una prospettiva temporale e terrena. Cosa che oggettivamente permette di valutare meglio il bene comune.

     Il Vangelo proclamato e vissuto è una formidabile energia politica. Genera, infatti, una corrente di pensiero e di azione che si oppone al secolarismo (non alla secolarizzazione che è un valore positivo) gretto e ad una sola dimensione che limita l’impegno dell’uomo all’avere sempre di più senza nessuna prospettiva di condivisione valutando tutto all’interno di una logica di esasperato consumismo distruttivo di ogni prospettiva di solidarietà e di uguaglianza, valori insopprimibili dell’antropologia cristiana.

 

 La bramosia del profitto non permette di valutare il bene comune, anzi ci porta fuori da ogni logica di sviluppo solidale e fa ripiombare l’impegno politico nell’affare privato allontanandola sempre più dal bene comune.

    La Comunità cristiana non può sottrarsi allo specifico obbligo  di formare la coscienza dei fedeli laici per l’impegno socio-politico. Il fedele laico ha la sua peculiare vocazione nell’animazione cristiana dell’ordine temporale come ricorda la Lumen Gentium n. 31.  E come ricordano i vescovi nel documento Chiesa Italiana e prospettive del paese del 1981 il laico svolge la sua attività e, quindi, è chiamato a testimoniare il vangelo nel complicato mondo della cultura, dell’arte, del lavoro umano, della politica e in tutti quegli ambiti in cui ordinariamente si svolge la vita dell’uomo come le fabbriche, la famiglia, gli uffici, le istituzioni pubbliche.

    Allora, compito delle nostre comunità cristiane, è quello di formare i fedeli laici affinché nella ordinarietà della vita quotidiana  negli eccezionali momenti delle vicende terrene siano in grado di offrire il loro contributo per lo svolgimento della vita organizzata.

   Il disimpegno politico del quale abbiamo parlato anche come disprezzo e rifiuto di tutto ciò che attiene alla politica nell’ottica cristiana può essere letto anche come tentazione del maligno che vuole tenere fuori dalla vita sociale ed istituzionale i valori del cristianesimo lasciando ovviamente prosperare tutto ciò che cristiano non è con le conseguenze che sono ogni giorno di più sotto gli occhi di tutti. L’atteggiamento di Pilato non è mai una scelta cristiana. Il cristiano di sporca le mani, chiedendo a Dio perdono delle proprie fragilità ma rendendosi presente con tutto il suo mondo valoriale.

    Questo a me sembra più che mai il tempo dell’impegno e non della fuga con un atteggiamento puritano di chi non vuole guardare oltre il proprio naso, sempre, comunque, pronto a lamentarsi di tutto e di tutti non sapendo che gli altri prendono molto spazio perché i cristiani glielo lasciano libero.

   Ma a questo punto dovremmo aprire un altro complicato capitolo strettamente collegato alla esperienza politica dei cattolici italiani nella storia degli ultimi duecento anni del nostro paese. La domanda che molti si pongono è questa: posso impegnarmi da solo? Insieme a chi posso operare? Quali strutture o organizzazioni permettono l’esplicazione della mia identità cristiana? Tutti problemi che vanni certamente affrontati ma non in questa sede. Sono problemi che le nostre comunità cristiane hanno in qualche modo rimosso scegliendo la via della testimonianza nel privato. Ma è una scelta rinunciataria non conforme all’insegnamento del magistero sociale. E forse anche per questa scelta delle comunità cristiane la politica è sempre meno impegno per il bene comune e sempre più affare privato.

 

 

 

 

progetto: SoMigrafica 2009