Vincenzo Noto

 

 

UN ASILO PER IMALUTUA

 

Ad appena due chilometri dopo aver superato Ilula per andare verso Iringa c’è un villaggio che va sempre più ingrandendosi per il fatto che nelle vicinanze scorre un affluente del fiume Rua e i terreni sono particolarmente fertili per la coltivazione dei pomodori.

Chi attraversa la lunga arteria che da Morogoro porta verso le regioni del sud si accorge subito della presenza di contadini che coltivano il pomodoro praticamente a ciclo continuo. Non c’è una stagione dei pomodori, ma tutto l’anno, anche se non con la stessa intensità, è possibile coltivarli. E i camionisti che trasportano merci verso il sud al ritorno fanno incetta di tutto il pomodoro che trovano perché a Dar es Salam lo vendono a prezzi dieci volte più alto di quanto non l’abbiano comprato.

In questo villaggio di nome Imalutua le mamme cominciano a chiedere al missionario l’apertura di una scuola per i loro bambini. Non tanto la scuola di base che possono andare a frequentare ad Ilula anche se devono fare almeno un paio di chilometri ad andare ed altrettanti al ritorno, quanto la chekechea (la scuola materna) perché i bambini piccoli non possono andare alla scuola della missione abbastanza distante, vista la loro età.

Nel corso dell’ultima visita che ho fatto a Imalutua ho potuto vedere con i miei occhi quanto questo plesso sarebbe necessario ed utile. Il terreno le autorità del villaggio lo mettono a disposizione gratuitamente, ma occorro dai 20 ai 25 mila euro per costruire l’edificio scolastico che farebbe felici tutti e darebbe alle mamme la possibilità di mandare i loro bimbi a scuola e loro dedicarsi alla coltivazione dei campi.

Per quanto mi riguarda non ho promesso nulla ma so che loro sperano tanto che ne parli con possibili benefattori pronti ad aiutarli.

Chi volesse contribuire, o personalmente, o in maniera associata, può mettersi in contatto con me o con padre Filippo direttamente in Tanzania per avere ulteriori chiarimenti. Ho lanciato la pietra, spero che le acque dello stagno si muovano un poco.

 

 

 

progetto: SoMigrafica 2009